Progettare il bagno: una palette, cinque declinazioni

Sala dell'incontro AQUA/MOOD 2026 a Cornate d'Adda con il pubblico di architetti e interior designer

Progettare il bagno è una delle operazioni più vincolate che un interior designer affronti: scarichi, impianti, normative, metrature ridotte. Eppure è anche uno dei pochi ambienti in cui chi lo usa sta da solo, senza nessuno che lo guarda, e in cui il corpo è al centro. Dal punto di vista dell’esperienza è l’ambiente più denso di una casa o di una struttura ricettiva.

Il 1 ottobre ho portato questo tema ad AQUA/MOOD, la giornata organizzata da EdicomEventi al Golf Villa Paradiso di Cornate d’Adda e dedicata a progetti, ispirazioni e materiali per l’interior contemporaneo.

Il formato era interessante e vale la pena raccontarlo: cinque aziende del settore, ciascuna con due progettisti invitati, per un totale di quindici interventi da dieci minuti ciascuno, davanti a una sala di circa settanta persone tra architetti e interior designer. Io ero lì su invito di Forma Aquae, insieme all’architetto Giorgia Mastromattei dello studio GM ArchiLAB. Dieci minuti sono pochi, ma sono anche un ottimo esercizio: ti costringono a scegliere una cosa sola e a dirla bene.

Cinque bagni, un solo progetto

Ho raccontato il primo piano di una clinica svizzera di medicina preventiva sul lago di Ginevra, su cui ho lavorato come progettista e come consulente Feng Shui insieme allo studio di architettura, all’impresa, alla direzione lavori e alla committenza.

Una precisazione, perché in una giornata dedicata all’acqua è facile fraintendere: l’incarico non riguardava solo i bagni. Ha riguardato gli interni nel loro insieme, cioè distribuzione, percorsi, materiali, colori, luce in coordinamento con il progetto illuminotecnico, arredi fissi e mobili. I bagni sono una parte del lavoro, e sono la parte che ho scelto di aprire in quella sede perché era coerente con il tema della giornata.

Sono cinque, e sono tutti diversi.

Una palette, due moodboard, cinque declinazioni

Questa è la frase che riassume il progetto, ed è anche il punto in cui di solito un progettista alza il sopracciglio.

Perché la domanda legittima è: cinque bagni diversi nella stessa struttura non è incoerenza? La risposta è no, se la variazione segue una regola. Ed è esattamente qui che il mio lavoro si distingue da una scelta di gusto.

Quello che resta uguale è il linguaggio: una sola palette per tutto il piano, e due moodboard di riferimento che definiscono la famiglia a cui ogni bagno appartiene. Luci, rubinetteria, sanitari e mobili bagno appartengono a sistemi coerenti, riconoscibili da un ambiente all’altro. Chiunque attraversi il piano capisce che quei cinque bagni fanno parte dello stesso progetto.

Quello che cambia è la declinazione: la struttura dello spazio, i materiali, i colori, la presenza o assenza della vasca. E non cambia per ragioni compositive o per variare, ma in base alla posizione che ciascun bagno occupa all’interno del piano.

È il principio che applico su tutto: stessa funzione, posizioni diverse, soluzioni diverse. Il protocollo di analisi valuta come una determinata posizione dentro un edificio si comporta rispetto all’orientamento e al contesto. Posizioni diverse hanno caratteristiche diverse, e quindi chiedono risposte diverse anche quando la funzione è identica.

Il risultato lo si legge anche senza sapere niente di Feng Shui: cinque bagni coerenti tra loro, ognuno con una sua identità, e nessuna differenza decisa a caso.

Slide sul criterio progettuale applicato ai cinque bagni di una clinica svizzera
Il criterio che guida le cinque declinazioni

Il colore non è un fatto decorativo

Il punto che in sala ha funzionato di più riguarda il colore, perché è quello che un interior designer è più abituato a trattare come scelta estetica.

Su quel piano non tutte le superfici sono trattate allo stesso modo. E non esiste nessuna regola d’arredo dietro quella scelta: non è vero che a un certo tipo di ambiente corrisponde sempre un certo colore. Ogni superficie è stata collocata in base alla sua posizione, secondo i criteri della disciplina.

È una differenza che si può verificare. Se fosse gusto, si vedrebbe una convenzione ripetuta. Si vede invece una distribuzione che segue un’altra logica, e quella logica la so spiegare punto per punto, superficie per superficie.

Lo stesso vale per i materiali e per l’orientamento dei singoli elementi all’interno di ciascun bagno. Nessuna scelta è isolata: ognuna sta in un punto preciso per una ragione precisa.

La vasca freestanding: l’unico elemento davvero libero

In un bagno quasi niente è libero. I sanitari li vincola lo scarico, il mobile lo vincolano la parete e l’impianto, il box doccia lo vincola la geometria dello spazio. C’è un elemento solo che si può davvero collocare dove si vuole, ed è la vasca freestanding.

Proprio per questo è l’elemento su cui la scelta è interamente del progettista, e quindi quello su cui serve un criterio: altrimenti la vasca finisce dove avanza spazio.

Su cinque bagni le vasche freestanding sono tre, e sono Forma Aquae. Ma la parte interessante non è dove le ho messe: sono i due bagni in cui non c’è.

In quei due la vasca non c’è per ragioni tecniche, dimensionali e normative, e in un caso perché si tratta di un bagno accessibile, dove i requisiti di spazio di manovra hanno giustamente la precedenza su qualunque altra considerazione.

Questo è il punto che vale la pena sottolineare, perché risponde a un’obiezione che sento spesso: i criteri Feng Shui non si impongono sui vincoli tecnici e normativi. Ci lavorano dentro. Quando un vincolo esclude una soluzione, si cerca la migliore configurazione possibile tra quelle che restano. Un consulente che chiedesse a un progettista di violare una norma per rispettare un criterio non andrebbe preso sul serio, e con ragione.

Slide con le tre vasche freestanding installate nei bagni della clinica svizzera
Le tre vasche freestanding sui cinque bagni del progetto

Cosa mi hanno chiesto davvero

Ad AQUA/MOOD non erano previste domande dal pubblico, per lasciare spazio al networking. E in effetti la giornata è stata soprattutto un’occasione di incontro: con fornitori con cui lavoro da tempo ma che non avevo mai visto di persona, e con colleghi che si conoscono solo per nome.

Le domande sono arrivate all’apericena, ed è interessante notare quali. Non erano sul Feng Shui in sé. Erano su come la committenza mi abbia trovato, dove ho sede e in che aree lavoro, quali sono i miei clienti e i miei progetti principali.

Tradotto: la curiosità non era se questo lavoro abbia senso, ma come ci si arriva. È un segnale che il tema della qualità dell’esperienza di chi userà lo spazio non viene più discusso come questione di principio. Viene trattato come una competenza professionale, e ci si chiede come la si incontra.

Su questo stesso passaggio avevo già osservato qualcosa di simile all’incontro OASI della sera precedente, dove ho parlato dello stesso progetto da un altro punto di vista: la variabile che non misuriamo nei progetti.

Slide conclusiva dell'intervento ad AQUA/MOOD sui criteri di progettazione del bagno
Cinque bagni, cinque posizioni, un criterio

Ringraziamenti

Grazie a Forma Aquae per l’invito, in particolare a Paolo Mari, che mi ha coinvolto, a Melisa Krajinic e a Stefano Saitta dell’agenzia di Milano. Grazie a EdicomEventi per l’organizzazione della giornata, a Roberto Colombo di Smir, main partner dell’evento, e a Fima Carlo Frattini, azienda presente in fiera e fornitore della rubinetteria su questo progetto. E grazie all’architetto Giorgia Mastromattei di GM ArchiLAB per il confronto.

I protagonisti della giornata AQUA/MOOD 2026 al Golf Villa Paradiso di Cornate d'Adda
Da sinistra: Giorgia Mastromattei, Luca Maria Lavezzi, Roberto Colombo, Melisa Krajinic, Stefano Saitta e Marco Pagano

Sono Luca Maria Lavezzi, il primo consulente Feng Shui italiano riconosciuto dalla IFSA – International Feng Shui Association. Con una formazione in ingegneria e architettura, unisco competenze tecniche e visione olistica per armonizzare gli spazi abitativi e professionali. Coordino un team di esperti nei settori dell’edilizia e dell’interior design e offro consulenze Feng Shui per case, uffici e luoghi di lavoro.
Insegno presso l’Accademia di Naturopatia A.N.E.A. e condivido il mio approccio attraverso pubblicazioni, articoli su riviste specializzate, blog, e interventi in trasmissioni radiofoniche e televisive. Il mio impegno è diffondere un Feng Shui autentico, concreto e accessibile.

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